GLI ARTISTI ITALIANI: Latitude 34-40 - il primo atto di Cynthia Penna

ART1307
Cynthia Penna
GLI ARTISTI ITALIANI: Latitude 34-40 - il primo atto

 

Marco Abbamondi
 
Pura materia riversata sulla tela, gestualità e movimento sono le componenti di opere pittoriche di estrema eleganza. La mano dell’artista plasma la materia, ma nel contempo da essa si fa condurre alla scoperta di un mondo ignoto nel quale egli conduce il gioco solo fino ad un certo punto, per poi lasciare alla materia la libertà di plasmarsi indipendentemente dalla sua volontà. La materia sembra fuoriuscire dal suo potere e viaggiare da sola; l’artista la conduce imprimendole movimento, ma poi questa, liberandosi dalla sua mano e dalla sua stessa volontà, sembra muoversi da sola senza più direttive. Dall’ordine al caos e viceversa in un viaggio sperimentale e comune tra artista e materia.
 
Caterina Arciprete
 
Arciprete unisce alla levità del suo grafismo un “innesto” materico fatto di materia applicata a collage sulla tela, o di uno scavo nella e dentro l’opera, quasi a voler rendere visibile e tattile il contrasto tra la difficoltà di una ricerca interiore e l’elemento simbolico che la determina. Come tutte le espressioni segniche il legame immediato è dapprima con la propria interiorità, per poi espandersi nell’universalismo del messaggio che il segno stesso sottende. Dalla omogeneità dei toni cromatici rappresentativi dell’omologazione dell’uomo nell’universo della quotidianità del vivere, alla scoperta di interiorità resa attraverso uno scavo degli strati sovrapposti di carta, simbolo di una volontà di penetrazione nell’interiorità di ognuno ed anzi di una irrefrenabile necessità di andare oltre la superficie, oltre l’apparenza portando alla luce tutto ciò che vi si cela dietro. L’esigenza di penetrazione e di introspezione in un mondo che punta più sull’apparire che sull’essere.
 
Mirko Baricchi e Fabio Borrelli
 
Il “segno” è l’elemento espressivo comune ad entrambi gli artisti e che in entrambi si connota di accenti simbolico/intimisti connessi alla memoria individuale quale bagaglio di esperienze e di vissuti che riemergono prepotentemente dall’inconscio di ciascuno. Retaggi infantili, paesaggi reali o fantastici, sedimentati nell’io individuale teso alla ricerca di un sé che affonda le proprie radici in una chiave di lettura quasi psicoanalitica.
In Borrelli il bambino che si trova davanti difficolta’ della vita che gli appaiono ingarbugliate e insormontabili, grovigli giganteschi in cui affondare o affogare, trova però sempre una solida via di fuga in se stesso, un modo per uscirne attraverso maturazione e conoscenza.
Le figure di Baricchi, sembrano nascere più da una matita delicatamente appoggiata sulla tela che da un colpo di pennello: un graffitismo lieve ed evanescente che non aggredisce la tela, ma emerge da essa come dal sogno emerge la coscienza lieve del dormiveglia. E questo sogno che accompagna l’artista nella sua ricerca pittorica, sembra piuttosto una visione che emerge dall’inconscio; il desiderio di identificarsi con la purezza e l’innocenza di quelle figure. E’ il sogno infantile cui ognuno aspira. I giocattoli, i pupazzi, le favole sono retaggio personale e nel contempo universale; modo per sognare, modo per riappropriarsi di un’innocenza perduta.
 
Stefano Ciannella
 
“…..Io lavoro con la scrittura, attraverso il linguaggio, dei cui processi creativi prendo possesso, faccio miei; ma poi li disgrego. Voglio decostruire, ricreare il significato di un linguaggio senza confini. L’inchiostro è come un’eco diffusa di parole liquide. Il liquido delle parole è il senso di parole già pronunciate e di quelle nascoste nel serbatoio dell’umano sentire. I pensieri non sono ancora stati espressi, ma hanno acquisito forma, peso, essenza……” (Stefano Ciannella)
Il “racconto” della genesi del pensiero umano è in Ciannella qualcosa di forte, di possente. E’ un travaglio, anche doloroso, una sorta di lotta tra istintualità e razionalità, come d’altronde tutti gli atti creativi.
  
Daniela Morante
 
Una sorta di incontro tra oriente e occidente; la levità del gesto pittorico e la sobrietà, il rigore della composizione che rinvia alla tradizione pittorica orientale in una personalità che insegue aneliti di razionalità e scientificità nella ricerca artistica.
La delicatezza del tratto segnico viene interrotto da una pennellata decisa, fatta di colore pieno ed intenso che irrimediabilmente rinvia a Sam Francis. Una sorta di contrappunto musicale tra il tratto segnico e quello puramente pittorico che rimanda ad altri contrappunti e delicati bilanciamenti tra mente e corpo, tra ying e yang, stato onirico e stato di veglia. Una fusione tra razionalità e scientificità da un lato e oniricità, sogno e introspezione psicoanalitica dall’altro.
 
Gloria Pastore
 
Un’artista concettuale che con le sue sculture e le sue installazioni aggredisce lo spazio con la potenza delle sue opere. Pastore entra in uno spazio che non rimane indifferente, ma come un animale selvaggio, lo marca e lo aggredisce lasciando un segno distintivo indelebile in chi si approssima ad esso.
Il dischiudersi di quelle rose di vita pura, marcate da un nero fondo e oscuro, non lascia spazio ad incertezze: è la vita con tutto il suo carico di violenza e di dolcezza. La vita che si dischiude in quell’attimo fugace e che tutto contiene e tutto assorbe in sé.
La vita che si sprigiona da teste aggrovigliate di pensieri e desideri: simbologie marcate e potenti di tutto i desideri inespressi dell’essere.

 

 



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Pubblicato su: Catalogo della mostra: "Latitude 34-40"