Richard Aber di Cynthia Penna

La griglia è una delle primitive forme d’arte, di scrittura e di espressione. Una modalità espressiva di ordine e di strutturazione dello spazio. Suddivisione e strutturazione dello spazio che viene sezionato e ridotto in forme quadrate: circoscrivere lo spazio, ridurlo, sezionarlo, serve a focalizzare la visione su una immagine o un particolare dell’immagine. Nel contempo la successione di spazi così ottenuti e articolati conferisce una sequenza spaziale, una sorta di accumulazione di immagini e ripetizione delle stesse che serve a fissare l’immagine stessa nella mente e nel ricordo: serve a focalizzare anche il contenuto dei singoli quadrati sia esso vuoto, bianco, spazio vuoto o ulteriore immagine in sé.
In Aber il passaggio dal bidimensionale al tridimensionale avviene per partogenesi diretta e istintiva: dall’organizzazione dello spazio su foglio; dalla riduzione dello spazio e costrizione di esso per “loghi” sistemici, si passa istintivamente al bisogno di movimento, di plasticità, di tridimensionalità, unita a movimento nello spazio. La tela viene innanzitutto liberata dal supporto, cioè separata dal telaio con lo stesso procedimento che ricorda le opere di Claude Viallat e del movimento francese Support/Surface degli anni ’70. Lo spazio viene irreggimentato nelle grids, ma poi le stesse si liberano o si librano nello spazio in una sorta di moto ondino perpetuo. L’onda che si forma sul piano statico della parete, conferisce non solo all’opera, ma alla visione tutta, un senso di movimento, di fluttuazione nello spazio che travalica le costrizioni spazio/temporali che la stessa grid inizialmente aveva formulato.
Non è scindibile il senso o la necessità di organizzazione dello spazio dalla necessità di movimento nello spazio. L’uomo, la sua mente, la sua stessa capacità di pensiero può e deve essere organizzata, ma non può essere statica perché altrimenti diviene “innaturale”.
Il movimento ondino che si forma sulla parte conferisce senso di infinitezza, sembra non doversi arrestare mai nel tempo e nello spazio. Inarrestabilità e continuità del movimento nello spazio e nel tempo. L’infinito dello spazio e del tempo: senso di infinitezza del movimento organizzato: è la rappresentazione dell’organizzazione dell’universo e della vita che pur obbedendo a rigide regole, contiene in sé il principio del divenire e del mutamento.
 
Artist Statement: Latitude 34-40 Richard ABER

The artwork I am presenting to you here is a selection from a body of work currently in progress. I initially started from an intuition about working in canvas to explore the material and to see where that exploration led me. The larger the works became the more they resembled sails and walls, depending on how they were configured. The grid forms developed out of a desire to contribute something to the collective body of work based on the grid that already exists. The first “Grids” used the primary structural method found in formalist art practice, the vertical/horizontal alignment. The result was the overall presence of stasis that I was seeking. These were, for the most part, finished in gold because I was then interested in expressing notions about the confliction of purity, power and desire. It was after I made some oil paintings of these grids on paper that physically warped, that I began to see the potential for unstretched canvases and warping the works on the wall, which became the “Grid Warps”. These range in a variety of sizes from singular to multiple panels and in colors of rust, grey, and gold. After living with these works for a time, I now recognize that a figurative element has become evident. References to Rembrandt’s “The Slaughtered Ox” (1655) and, for me, the very influential Richard Avedon’s “Torso of Andy Warhol” (1969) come to mind.
 



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Pubblicato su: Testo in mostra: "Latitude 34 - 40: il secondo atto"