Carlo Marcucci di Cynthia Penna

Le sculture e le fotografie di Carlo Marcucci tendono a mostrare la capacità e la possibilità di trasformazione sia della visione che dell’uso dei materiali portando in tal modo lo spettatore a condividere con lui una curiosità di sperimentazione.
Da un senso di iniziale straniamento dovuto alla mancanza di catalogazione del materiale nelle categorie comunemente conosciute, lo spettatore passa pian piano alla accettazione delle infinite possibilità contenute nella materia. Si tratta solo di fuoriuscire dal “conosciuto” per inoltrarsi nello spazio dell’ignoto o del possibile. Carlo Marcucci dimostra con le sue opere che questo passaggio, questa trasformazione sia della materia in sé, sia della percezione della materia e dell’oggetto, è possibile.
Si tratta di superare le barriere del “noto”, del conosciuto e inoltrarsi in un mondo di sperimentazione del possibile. Occorre guardare l’oggetto da un’altra prospettiva , da una visuale insolita per scoprire le enormi capacità dell’occhio e della mente umana ad elaborare non solo la materia, ma il proprio approccio ad essa.
Inoltre Marcucci sperimenta di fatto il passaggio da una deteriorabilità intrinseca del prodotto, ad una durevolezza che gli conferisce una “immortalità” sia prettamente “fisica” che ideologica. L’oggetto di uso quotidiano come gli spaghetti che hanno una certa, nota funzione, peculiarmente  preposta alla nutrizione,viene trasformato e rielaborato in opera d’arte la quale ha una funzione totalmente diversa e contiene in sé un significato di immortalità intrinseco. Quindi non solo una trasformazione “fisica” della materia originaria da oggetto di uso quotidiano con un suo utilizzo e una sua funzione(diciamo) “sociale”, ad oggetto avente tutt’altra funzione e scopo, ma anche una trasformazione “temporale” di durevolezza nel tempo.
La sua ispirazione prettamente “artistica” si ricollega alla tradizione americana del minimalismo e quindi si può parlare di Neo o Post-minimalismo e di diretta ispirazione dai grandi “padri” americani come Donald Judd, Carl Andre, Robert Smithson. Ma mentre costoro usavano materiali selezionati tra quelli adoperati nell’industria militare come alluminio, ottone, e acciaio, i lavori di Marcucci usano materiali tratti dalla quotidianità della vita come legno e cibo acquistabili nei comuni negozi di salumeria o di carpenteria.
A parere di chi scrive la base ideologica dei suoi lavori sta proprio nella capacità di dimostrare che tutto è relativo e che gli stessi oggetti e materiali noti e comunemente usati nel quotidiano, nella loro umiltà di struttura e di funzione contengono in sé la possibilità di diventare fatti artistici con tutt’altra funzione e valore sociale. Basta solo guardarli ….da un’altra prospettiva!
 
The exhibition traces how this  artist repossess ordinary objects initially created for entirely different purposes, transform them into new raw materials, and from this redefined material, constructs a new object with its own significance and purpose.
The exhibition focuses on the conceptual and physical properties of these ordinary things, how they are exploited by artists to achieve a certain vision, and how their reformulation into a new object gives these often overlooked and unremarkable objects new meanings.



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Pubblicato su: Testo in mostra: "Latitude 34 - 40: il secondo atto"