YOELLA RAZILI di Cynthia Penna

L’arte della Razili emerge come eredità del minimalismo americano degli anni ’70. La purezza delle forme, il monocromo assoluto che la caratterizzano sono il prodotto della scuola di pensiero che prende le mosse da Judd o Kelly, Ma la semplicità della struttura sottende una complessità di pensiero che parte dal valore assoluto del “togliere”, scarnificare, ridurre all’essenza. L’artista non ha più bisogno di descrivere , non parla neanche più attraverso dati simbolici, ma determina lo spazio attraverso una “presenza” che è al contempo interazione con lo spazio e messaggio simbolico.
Tre sono gli elementi caratterizzanti lesue opere: la forma, la “griglia, il colore.
Il gioco che seduce lo sguardo è tutto contenuto nella interazione tra questi tre elementi.
Con la forma l’artista determina e interagisce con lo spazio; i rapporti spaziali sono fatti di linee semplici: il quadrato che è la rappresentazione della razionalità posta a base dell’intero andamento dell’universo: scientificità, rigore, raziocinio.
La “griglia” è modalità di comunicazione, parola, segno, connessione ,”rete”, dialogo con se stessa e con lo spettatore; è la base preparatoria del tutto; è intima e intimista. E’ la connessione universale esistente tra uomo e Natura, la capacità di comunicazione tra gli esseri viventi. Significato simbolico più che una scelta di metodo tecnico.
Il colore, infine, è il dato istintivo, emozionale del tutto. Unico elemento di concessione all’estetica, che contiene in sé tutto il messaggio emozionale.  Puro colore = pura emozione.
Mentre in Aber la griglia è esterna ed esternata attraverso la matericità della tela non intelaiata ma lasciata libera di adagiarsi sulla parete, la griglia è in se stessa l’opera tout court, in Razili essa diventa nascosta, base e supporto del tutto e rappresenta tutta la massa di relazioni umane personali e universali poste a base della vita stessa dell’uomo. Senza la griglia la stessa opera non esisterebbe come l’essere umano non avrebbe vita senza la massa di connessioni e relazioni che ne determinano tutta l’esistenza .
Ma nelle opere della Razili questa griglia viene totalmente coperta e nascosta da materia coloristica; la copertura col colore rappresenta la “facciata” esteriore di ogni cosa: l’essere umano che nasconde la propria intimità, la “maschera” che ognuno porta con sé, per timore di disvelare le proprie paure, il livello profondo del sé.
Opere che appagano il senso estetico e nel contempo inducono a meditare.
 
Da una conferenza di Yoella Razili:
 
I was born in Israel to Jewish immigrants who escaped the Holocaust in Europe.
I grew up in Kibbutz Kfar Blum in the middle of Hula Valley surrounded by the Syrian border to the east and the Lebanon boarder to the north and west. In spite of short periods of tension at war time our life was good and peaceful close to nature between earth and sky. These were my roots
My love to art and making art started early. I still remember the large art books that my mother bought. Van Gogh, Miro, Rembrandt. I loved art and craft lessons. I could draw, I could sculpt. My path lead me to an art school at Oranim Art Institute by the port city of Haifa in Israel. There after I packed a few brushes and some clothing and moved to Los Angeles. I admitted to Otis Art Institute on Wilshire Blvd. If in Israel, I could study famous artists mainly from books, here I could not only see their actual work but I could see them face to face. I heard and saw Robert Rauschenberg, Richard Tuttle and others.
My artwork had developed through the years from expressionistic through limited material to minimal. But I always worked with the surface and the concept. It all starts with the material and the mass that I bring in front of my eyes and hands. I have found industrial materials that represent the” here” and “now”. I cultivate these materials until a very strong application comes out. I put side by side contradicted surfaces like aluminum and wax that either reflect light or absorb light. I think about occupying the space. It is not the illusion that I am seeking for it is the real stuff, reality by itself.



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