ENRICO CAZZANIGA di Cynthia Penna

Chi si “imbatte” casualmente nella persona di Enrico Cazzaniga, anche per una sola volta, non lo dimentica più.
La sua semplicità e purezza interiore, la sua raffinatezza di modi, la sua delicatezza di spirito, colpiscono l’interlocutore al fondo dell’anima.
Chi si “imbatte” poi nelle opere di Enrico, ancor di più ne rimane toccato e stupefatto: la delicatezza, la poesia e la raffinatezza emergono prepotentemente dalle tele al fondo delle quali si nota ad evidenza una profonda ricerca del mezzo espressivo.
Enrico è quel che suol dirsi un artista “puro” nel senso che, accanto alla purezza dell’animo, vi è una purezza della ricerca in senso tecnico.
Un artista che unisce nelle sue opere scavo intellettuale e “scavo” metodologico; ricerca del mezzo tecnico in senso proprio e ricerca interiore senza riserve.
Il concetto del “togliere” viene reso in senso pittorico attraverso una eliminazione di materia e di colore scolorendo la stoffa di fustagno nera o blu con candeggina e dosando il prodotto in modo da ottenere nuances di luce e di colore sempre nuove e diverse.
Il nero del fondo delle sue tele si apre, si distende attraverso inondazioni di luce che vanno a formare la scena.
Ma questo concetto del “togliere” è un qualcosa che va oltre la pura sottrazione di materia: è piuttosto uno scavo nella psicologia, nell’animo e nello spirito dell’uomo senza orpelli e senza sovrastrutture ideologiche. L’uomo si pone nudo davanti a se stesso in una ricerca del sé e del proprio spirito non deformata da sovrapposizioni prese a prestito dalla cultura di massa.
Una tensione all’eliminazione del “di più”, del superfluo culturale, della massificazione ideologica, della uniformità di bisogni e certezze e del sentire comune, per andare al fondo di se stessi senza riserve e senza paure.
La ricerca artistica effettuata caparbiamente da Cazzaniga da più di dieci anni esprime proprio la volontà di non lasciarsi uniformare da mode e stilemi.
Una operazione coraggiosa che vuole indicare una strada di fuoriuscita dalle “ tenebre” del nero, dalla cecità spirituale, verso una esplosione del proprio spirito, verso una scoperta della luce interiore che altro non è che una verità del sé senza riserve.
Trattasi di un processo quasi psicoanalitico espresso attraverso un mezzo tecnico-artistico e una ricerca pittorica.
La non banalità del mezzo tecnico prescelto si accompagna alla non banalità del messaggio espresso che è quello di una ricerca del proprio sentire libera da costrizioni e preconcetti, in pratica, liberata da chiusura e cecità spirituale.

di Cynthia Penna Simonelli

 



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Pubblicato su: Arte Incontro in Libreria. Trimestrale di attività artistico-culturale.