Napoli: una città di Arte e per l’Arte di Cynthia Penna

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Cynthia Penna
Napoli: una città di Arte e per l’Arte

Otto artisti “Napoletani” sono stati scelti e chiamati a rappresentare uno spaccato dell’arte Italiana contemporanea figlia di un momento storico non facile per la convivenza sociale e l’espressione artistica. Ma, si sa, dai secoli bui nascono grandi idee, grandi movimenti e grandi opere d’arte!
Gli otto artisti vivono e lavorano nella città di Napoli, città a volte dura e difficile, ma sempre, costantemente sveglia, recettiva, creativa, fucina di idee e contenuti.
Napoli nasce come “Parthenope” all’epoca della sua fondazione da parte dei Greci come una delle più fiorenti colonie della Magna Grecia.
E’una città tra le più antiche della storia dell’umanità che ancora sopravvive intatta sia pur parzialmente rimaneggiata col passare dei secoli. La costruzione della metropolitana in città dura da 25 anni perché appena si iniziano gli scavi, si trovano vestigia di un passato remoto immenso che va dall’epoca greca a quella romana e via così per tutti i secoli fino ad oggi. Nell’ambito di questi scavi sono state di recente rinvenute e riportate alla luce nei pressi del Porto due splendide navi romane con tutto il carico di merci trasportate nelle stive ancora quasi intatto.
Un susseguirsi incredibile di dominazioni la forgiano, dopo la caduta dell’Impero romano, come il luogo del possibile: il luogo dove tutto può accadere e tanto di più.
Una sovrapposizione e una sedimentazione di stili architettonici ed artistici apportati dalle più diverse culture: greca, romana, angioina, normanna, turca, spagnola, inglese, francese, svedese.
Napoli è stata nei secoli dal 16° al 19° una delle maggiori Capitali di un grande Regno in Europa forse seconda solo a Parigi. Tutto ha sopportato nella sua complessa storia socio-politica e tutto ha inglobato, tutto ha ingoiato, anzi fagocitato, rielaborando lo “straniero” a proprio modo ed integrando qualsiasi forma di cultura, religione e credo. Il “melting pot” di Napoli risale a tempi antichissimi: la sua popolazione, mai autoctona, si è mischiata nel corso dei secoli agli “invasori”e ai popoli colonizzatori, inglobandoli e, a sua volta, “colonizzandoli” spiritualmente e culturalmente, creando così una vera convivenza di culture, di animi, di spiritualità e una specificità del pensare e del sentire che la connota e che è la “cifra” particolare della sua popolazione: accoglienza e rispetto, accettazione della diversità come casualità della vita, come momento di vita, di eventuale sviluppo, di opportunità. Oggi si parla tanto di integrazione, ma si può affermare che il più grande esempio storico di integrazione di culture e di diversità è stato realizzato da questa città.
In questo melting pot culturale e ideologico, tuttora la città sopravvive e si reinventa.
E in questo melting pot forma i suoi abitanti ed ovviamente i suoi artisti.
Essi esprimono la difficoltà del vivere, ma anche e soprattutto la Bellezza dell’arte e della filosofia che connotano la città. Non sono artisti locali perché parlano al cuore dell’essere umano in un Universalismo del dire che tocca corde profonde del comune sentire.
L’emozione, l’epifania della scoperta, la Natura che si concede all’uomo in tutta la sua potenza e che sempre lo sovrasta, il senso del fato come casualità che viene subito rielaborata e riespressa alla maniera”napoletana” con ilarità e irriverenza: questi sono solo alcuni dei temi toccati dalla ricerca artistica dei nostri.
In Ciannella e Abbamondi il perenne dualismo tra levità, leggerezza dell’essere e del sentire e pesantezza della realtà in una esistenza che deve fare i conti con nefandezza e bruttura. Una umanità dolente e felice al tempo stesso che muta, si modifica non solo e non tanto col passare del tempo, ma attraverso lo scambio con l’altro. Una umanità che “viaggia” intraprendendo l’eterno viaggio dell’esistenza e nel contempo si modifica, muta al mutare del tempo.
Levità e forza che si trova nella Natura potente di Di Nardo i cui semi di ciliegio esprimono tutta la forza del mutamento di cui è capace la Natura. La meraviglia e il mistero della creazione tutta contenuta in un fragilissimo e piccolo seme che emana la vita.
Contrasto tra Natura e tecnologia in Coppeta che sostituisce a gocce di pioggia, gocce di materiale sintetico che invadono lo spazio: metafora del cambiamento e del mutamento cui stiamo assistendo nel nostro presente. Ancora mutamento della materia nelle opere di Ttozoi che, producendo vere e proprie muffe su tela con un impasto di farina ed acqua, esprime la bellezza della modificazione della realtà naturale; l’estetica di un mutamento che vede Natura e Uomo alternarsi in una gestualità che sovrappone azione e reazione: un’alternanza di passi che ricorda una danza magica foriera di creazione.
Viparelli parla dell’attualità della frammentazione di Uomo e Natura: pezzi di realtà che si compongono e scompongono continuamente così come la nostra vita è un’alternanza di frammenti che ne compongono il tutto. L’eterna diatriba tra Natura e Scienza viene realizzata attraverso video-animazioni o quadri in movimento che raccontano un percorso, un “viaggio” di conoscenza.
Umanità sfumata che si intravede attraverso un velo fatto di scrittura, di parole, di racconti che compongono la vita stessa dell’uomo: questa la tematica di Dino Izzo che sfuma i suoi personaggi, i suoi paesaggi sotto un velo di parole: comunicabilità o incomunicabilità della società contemporanea? l’eterno dilemma che ci attanaglia da oltre un secolo. La parola come creazione, comunicazione, linguaggio, tradizione e radici: la parola che tutto sovrasta e tutto crea: lo scambio di culture, esperienze, vissuti, che forma Nazioni, Comunità, intere esistenze.
Sanzone invece pone la sua umanità all’interno di una superficie specchiante che la riflette tutta proprio come in uno specchio: nell’immensa distesa del nulla in cui l’essere umano viene proiettato, un elemento lo “assiste” per riportarlo alla realtà, alla concretezza e alla impossibilità di perdersi e disperdersi. Un supporto di legami, di amicizia, di amore, di credo, gli viene incontro come per offrirgli un appiglio da cui ripartire costantemente e nuovamente per un altro viaggio di ricerca.
Artisti che vivono, lavorano e si esprimono insieme ad una città che palpita, una città dove il confine tra magia e realtà, tra realtà e fantasia, tra reale e surreale è lievissimo, quasi inesistente; dove tutto è magia e tutto è, al tempo stesso, realtà; dove tutto può accadere e non accadere mai. Una città senza tempo, uguale a se stessa eppure sempre mutevole; una città “sregolata” nella sua conformazione intellettuale con una grande anima e una un grande pensiero.



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Pubblicato su: Mostra Scambio Italia-Giappone 2016