CLAUDIA MEYER : Mostra Segni di Luce di Cynthia Penna

ART1307
Cynthia Penna
CLAUDIA MEYER : Mostra Segni di Luce

Segni di Luce
di Cynthia Penna

Entrare in uno spazio ove sono collocate opere di Claudia Meyer puo’ diventare un’esperienza sensoriale complessa.
Si viene immediatamente “avvolti” da un’aura quasi metafisica e da un flusso di energia in movimento.
L’impatto e’ di notevole sorpresa e soprattutto di “attrazione fatale” verso e dentro questi segni che appaiono come segnali ammiccanti ad una comunicazione o meglio ad un linguaggio arcaico e sconosciuto.
Solo gli “eletti” hanno accesso a tale linguaggio, ma tutti accedono alla bellezza ipnotica di una luce che illumina e si infrange sul segno.
Il segno appare come una aggrovigliarsi di parole, di segnali, di onde da captare e agguantare.
Come i segni pittografici dei popoli primitivi, come le linee di Nazca in Perù, come la comunicazione segnica degli Aborigeni australiani, quella di Claudia Meyer richiama una forma arcaica di comunicazione ma è irrimediabilmente la “sua” imprescindibile forma di comunicazione.
Un continuo divenire di segno dove le linee, i tratti si susseguono, si agitano, si confondono e si aggrovigliano l’uno all’altro in una volonta’ più illusoria che reale di comunicazione.
E poi un altro segno che dialoga con la luce ed ha la funzione di “accendere” il pensiero, facilitare la trasmissione del sapere attraverso una visione differente e piu’ immediata della scena.
Luce come accesso immediato al pensiero : luce come trasmissione del pensiero.
Oppure ancora luce come approccio diretto a quel flusso di energia in movimento che emerge dal supporto investendo lo spettatore e ipnotizzandolo trascinato da quella stessa energia .
L’intera composizione dell’opera alterna spazi chiari e spazi scuri o meglio “oscuri” come il tempo della vita che alterna questa dualita’ costante tra piacere e sofferenza, mistero e realta’.
Ma a ben guardare lo spazio pittorico e’ molte volte sezionato per scomparti o imbrigliato in una griglia in modo da formare una composizione grafica geometrica che ingloba l’intero “racconto”.
Questa costruzione appare come la necessita’ di Meyer di non allontanarsi e non abbandonare la lezione costruttivista molto legata all’origine svizzera dell’artista.
Il rigore di una certa componente mitteleuropea del suo sentire la induce a creare una sorta di schema di quadrati in successione che diventano la base strutturale dell’opera.
Meyer non potrebbe mai accedere ad uno spazio infinito o ad un “color field” per “agorafobia pittorica”.
Anche quando Meyer sovrappone forme apparentemente libere le une sulle altre, a ben guardare emerge sempre una base strutturale che e’ frammentata in linee orizzontali o verticali e comunque sistemicamente resa.
Analogo “sistema” posto a base dell’organizzazione della Natura a cui alcune sue opere sembrano alludere e che comunque resta un elemento di interesse e di ricerca della sua poetica.
Alcuni dei segni grafici che Meyer investiga nella sua arte sembrano ricordare piccoli e sconosciuti corpuscoli di Natura che volano nello spazio.
E quindi l’opera di Claudia Meyer e’ tutto questo:
energia che scorre, flussi di energia in movimento che interagiscono tra loro; forme che alludono a corpuscoli o ad esseri sconosciuti eppure rinvenibili in Natura; segno grafico che segue a sua volta l’energia che lo muove e lo sospinge e lo fa volare.

Un grafismo dinamico, un nuovo alfabeto dell’anima che esce fuori con un flusso continuo di parole che vanno a formare piu’ che un discorso una musica.
Come la “musicalita’” della prosa di Proust, composta da un inarrestabile sussegursi di immagini in movimento che sconfinano in onde sonore piu’ che in parola scritta, cosi’ la musicalita’ del segno di Meyer invade lo spettatore, e lo avvolge in un crescendo sensoriale di Raveliana memoria.
Una spinta di energia allo stato puro accentuata dall’uso della luce che illumina a tratti la scena condensandone e orientando la visione solo verso alcuni punti focali.
La luce occorre all’artista come elemento concettuale di epifania di una scoperta, come ulteriore possibilita’ di visione.
Il segno dunque viaggia su due binari: un segno non luminoso che di per se’ e’ parola, discorso, comunicazione; vive una propria vita di relazioni esistenziali.



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Pubblicato su: Testo in Catalogo della Mostra ' Segni di Luce'