Nicola Felice Torcoli: i suoi orologi e le sue nuvole di Cynthia Penna

ART1307
Cynthia Penna
Nicola Felice Torcoli: i suoi orologi e le sue nuvole

Nicola Felice Torcoli: i suoi orologi e le sue nuvole


Partiamo alla scoperta dell’arte di Nicola Torcoli e addentriamoci in questo viaggio insieme a lui attraverso “nuvole e orologi” sulla base delle teorie di Karl R. Popper sul determinismo/non determinismo:
“(...) Il determinismo è, sostanzialmente, la teoria per la quale tutto ciò che accade nel mondo, si svolge come in un ideale meccanismo ad orologeria.
Contrariamente a ciò, io credo che gli sviluppi degli eventi nel mondo non siano predeterminati. I miei argomenti principali sono, in sostanza, le invenzioni umane”. (Intervista a Kreuzer di K. R. Popper, Società aperta, universo aperto, Borla, Roma, 1984)
Kreuzer: “Si tratta di vedere se tutte le nuvole sono orologi o se tutti gli orologi sono nuvole”.
Popper: “(...) L’opposto dell’orologio è la nuvola, che noi, palesemente, non possiamo predeterminare come l’orologio”.
“(...) La mia convinzione che il determinismo è falso, è in parte naturalmente legata con la mia persuasione che l’uomo può agire creativamente, che può immettere nel mondo qualcosa che prima non c’era: e tutto ciò, a mio avviso, non è compatibile col determinismo”.
(K. R. Popper, Logica della ricerca e società aperta) In tali termini occorre posizionare innanzitutto la funzione dell’Arte in sé che altro non è che essenzialmente un “manufatto” dell’uomo ed anzi, insieme
alla Scienza, la massima espressione dell’ingegno e dello spirito umano. Il problema è che l’Arte come atto artistico non è determinabile a priori: si può “strutturare” un’opera d’arte, si può “progettare” un’opera d’arte, ma l’ immensa differenza tra una vera opera d’arte e un’opera artigianale non è tanto nella non ripetitività dell’azione del fare, bensì nella unicità del suo momento creativo.
Per essere tale l’“opera d’arte” deve anzitutto essere “sentita”, deve nascere da un atto creativo, cioè da un’emozione e deve offrire e provocare emozione.
Siamo giunti al piano irrazionale, emozionale e sensitivo dell’essere umano di fronte al quale nessun determinismo è possibile.
L’atto creativo è un moto dell’animo: progettato, anche programmato, ma alla fine la sua vera essenza è nell’impalpabilità, nella non prevedibilità di quel momento spazio/temporale unico ed irripetibile che assiste l’essere umano, il suo cervello, la sua mano che “opera”.
Determinato invece il pensiero di Torcoli da questo input concettuale, tutta la sua arte si dipana e si svolge all’insegna di progettualità, ricerca e momento topico della creazione.
Diciamo che Torcoli opera i suoi “orologi” attraverso una pittura che potremmo definire “basica”: vale a dire una sequenza di tele con soggetti più o meno figurativi ripetuti e diversamente concepiti. I suoi “orologi” sono vere e proprie opere d’arte pittorica che l’artista dipinge quasi in sequenza o contemporaneamente l’una all’altra: queste opere però sono utilizzate da Torcoli soltanto come “base operativa” e null’altro.
La fase successiva gli viene concessa dal retaggio della cultura pop da un lato, cultura nella quale è cresciuto e di cui si è nutrito nel percorso adolescenziale; e dalla cultura dell’elettronica come scoperta di nuovi meccanismi e nuove vie di comunicazione, ed anche come quotidianità di uso.
Da ciò la concettualizzazione e trasposizione in chiave artistica dei principi del “defrag” elettronico: vale a dire smembramento e ricomposizione.
Figlio della società contemporanea a tutti gli effetti, Torcoli accede ad una tecnica per la quale egli seziona, sfrangia, devasta e smembra le tele precedentemente dipinte (le sue tele basiche), per poi ricomporle attraverso i frammenti, ricompattandone così il valore di senso, attraverso un “mutamento”,
una mutazione del “passato nel presente”, una modificazione del sistema precedente in uno del tutto nuovo, più scarno, ma “meglio organizzato”.
Come nel mondo dei computer il “defrag” modifica una realtà, scarnificandola, eliminandone gli aspetti di superfluità, e razionalizzandola in un sistema più veloce e più utile, così Torcoli opera sulle sue tele un mutamento di stato ricomponendole in un nuovo sistema e modificandone totalmente il DNA originario. Un meccanismo che paradossalmente si ritrova anche in Natura attraverso l’eliminazione di inutilità e superfluità, nonché di razionalizzazione anche nella selezione della specie.
Insomma Torcoli nelle sue opere “seleziona una specie” estirpando dalle tele l’elemento inutilizzabile (almeno al momento) per finalizzarne il senso e l’effetto non solo pittorico, ma anche emozionale.
Viene ora da chiedersi: ma in tutta questa operazione “le nuvole” dove sono?
Innanzitutto “la nuvola” è nella ricerca del frammento e nella valorizzazione di esso.
Il frammento di tela contiene in sé valore assoluto; assurge ad elemento dominante del sistema di ricomposizione.
L’infinitamente piccolo che diventa infinitamente grande e determinante per il Tutto. La particella che definisce e compone un insieme non solo ha un che di scientifico in senso lato, ma acquisisce potere di valore assoluto di un tutto. Di nuovo prendendo a prestito dalla Natura il procedimento di selezione della particella, Torcoli “sceglie” quell’elemento che emotivamente in quell’istante appare come l’unico eleggibile a contenere un’infinità di valori.
Quell’infinitamente piccolo pezzetto di stoffa racconta storie, pezzi di vita, racconti di vita. E andando a fondo nell’operazione di passaggio “dall’orologio alla nuvola”, emerge il momento topico della ricomposizione dell’opera che non ha più nulla di scientifico e di razionale; è invece un momento di liberazione del pensiero attraverso un “assemblage” di storia e di storie; momento di assoluta
creatività.
Infine la rappresentazione artistica così declinata e così svolta contiene in sé tutto lo sfaldamento, lo smembramento e la frammentazione della società contemporanea. Una sorta di “defrag” sociale che necessiterebbe ormai di una vera e totale “ricomposizione” di valore.
Ritorniamo a Popper e alla sua negazione del determinismo: anzitutto vale la pena sottolineare che nell’arte di Nicola Torcoli e nel suo processo di creazione vi è un elemento concettuale ulteriore che è quello della assoluta necessità di “comunione” dei singoli elementi con il tutto: anche qui prendendo a prestito dalla Natura, nulla vive e sopravvive in totale solitudine, in totale assenza di connessione con altro. Ogni elemento (come in Natura e come anche per gli esseri umani) ha valore assoluto in sé, ma nulla può avere valore nella propria solitaria limitatezza; occorre sempre e comunque uno scambio, l’interfaccia di qualcuno/qualcosa per operare un divenire che è trasformazione di un tutto, di un intero sistema e giammai modifica di un solo elemento.
Infine per non cadere in un “determinismo” fine a se stesso occorre sì l’atto creativo (come ricorda Popper) ma in Torcoli questo momento è intriso di un qualcosa di più: vi è emozione, vi è passione, vi è sofferenza, gioco e gioia; vi è equilibrio, vi è colore, ritmo, scansione di tempi e di modi; vi è l’entusiasmo della creazione, nella consapevolezza che in quell’istante si sta consumando un qualcosa di irripetibile, dando vita a ciò che travalicherà anche la propria limitata esistenza in uno ad una sensazione di onnipotenza e di incontenibilità dell’azione.
Le opere di Torcoli non sono “orologi”, ma decisamente sono “nuvole”.
Cynthia Penna

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Pubblicato su: Catalogo : NFT - Tutti gli orologi sono nuvole SimultaneitÓ e frammentazione, 2015, Sala Editore