WALTER PUPPO: Il silenzio dell'assoluto di Cynthia Penna

ART1307
Cynthia Penna
WALTER PUPPO: Il silenzio dell'assoluto

La poetica della produzione artistica di Walter Puppo si incentra tutta sulla tematica del silenzio. Il silenzio come messaggio, come linguaggio, come parola. Un non dire che equivale a migliaia di discorsi perché è un silenzio carico di significati e significanti. Un silenzio che non è solo acustico, ma visivo, come richiamo all'essenzialità, alla forma pura ridotta al suo essenziale. Un ritorno al simbolismo arcaico di figure infantili o ai graffiti preistorici o a quello che di essi rimane sui muri delle caverne cui sono stati affidati. Un silenzio che è quello dello spazio, del cosmo, luoghi dove le sue entità vagano solitàrie, accorpandosi talvolta, ma soltanto raramente, in una unione metafisica, a testimoniare che la solitudine dell'essere può essere talvolta interrotta o sospesa, ma mai totalmente superata. Un silenzio che si esprime graficamente nel segno puro e netto della grafite che incide e quasi scava solchi sulla tela: ma i solchi non vogliono e non servono a scalfire o a ferire la tela perché contengono in sé levità' interiore e delicatezza di approccio. Questo "segno", nella sua ostinata e ripetuta circolarità, evoca e rimanda alla tematica dei "tutto" come luogo di inizio e fine di ogni essere e di ogni elemento vitale. Da qui la creazione di queste "cellule", segni primordiali, monadi leibniziane , embrioni vitali, isole di creazione e di creatività. Il ripiegarsi e il chiudersi in se stesse di queste forme nella loro circolarità, conferisce qui e subito l'immagine di un tutto impenetrabile e inafferrabile; sempre e comunque di un organismo "uno", illimitatamente autoriproduttivo e autarchico. Queste forme embrioniche sono particene o entità di quello che è stato, di quello che è e di quello che sarà; oggetti fluttuanti nello spazio cosmico in cerca del tutto o del niente assoluto; microcosmi essi stessi contenenti in sé storia passata e storia futura, quasi a simboleggiare l'infinito flusso della vita, l'origine del mondo e il suo divenire.

E' tutta una celebrazione dell'identità biologica umana e un'allegoria del ciclo della vita. Ma la poetica di Walter Puppo è da ricercarsi soprattutto nel sapiente e delicatissimo senso del colore; un colore mai aggressivo, mai ostentato, mai violento; le sue "cellule" non hanno bisogno di mostrarsi e mostrare la loro potenza: contengono in sé la vita e la morte, il tutto e il niente, ma volutamente non lo danno a vedere, non lo mostrano perché non ne hanno bisogno. Una colorazione delicata e quasi evanescente come evanescente è il mistero che reca in sé la figura: il suo segno dapprima quasi impercettibile, entra in punta di piedi e viene percepito dagli occhi e dalla mente con una sorta di delicatezza, per poi penetrare nell'immaginario e nell'animo di chi guarda con la forza di un macigno. Le sue cellule hanno una potenza interiore che nessun contrasto violento di segno e colore può in alcun modo accentuare. Le sue velature nei colori pastello lasciano intravedere più che vedere e se si viene colpiti da qualcosa nella visione delle sue opere, è proprio da questo senso di forza e di potenza che si sprigiona irrimediabilmente da un qualcosa di lieve e di evanescente. E’ la vera forza quella che ci mostra Walter Puppo nelle sue opere; la forza del pensiero interiore: un pensiero libero di vagare all'infinito senza tregua e senza costrizioni: il potere della ragione, il potere de! sentimento, il potere della conoscenza e della sensibilità che fa andare al di là delle apparenze e fa veder l'invisibile e fa capire l'incomprensibile. Un potere che si esprime senza violenza e senza inganno: un potere che è alla base della vita ed è l'essenza stessa dell'umanità.

 



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Pubblicato su: Testo in mostra: "Il silenzio dell'assoluto"